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CENTRO STUDI FIBIS |
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FINALITA' - MODALITA' - DIDATTICA |
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E’ necessario fare una doverosa premessa : occorre dire che la preparazione fisica nell’ambito del biliardo sportivo è quasi sconosciuta. Salvo qualche rara eccezione, i giocatori di biliardo non si sottopongono ad un regime di cultura fisica, spesso perché non sanno cosa sia necessario fare realmente, cosa li possa veramente aiutare nella pratica del loro sport. Con questo primo quaderno tecnico ci proponiamo di dare un piccolo aiuto a chi ne vorrà usufruire, indicando quelli che secondo noi sono i passaggi più idonei per darsi una preparazione atletica adatta alla nostra disciplina sportiva. Storicamente, si tende ad inquadrare il giocatore di biliardo come una persona il cui modus vivendi non corrisponde a quello di un atleta. Anche l’ambiente delle sale biliardi in effetti non incoraggia a pensare che lì dentro si possa fare dell’attività sportiva, ma in realtà è difficile trovare un ambiente dove la competizione e l’agonismo siano praticati in maniera più evidente e più esasperata che in una sala biliardi. I parametri che distinguono l’atleta da una persona comune sono spesso costituiti da stereotipi non sempre corrispondenti alla realtà. Nel caso dei giocatori di biliardo, si è di fronte a degli atleti anomali rispetto all’immaginario collettivo. Non esistono caratteristiche fisiche o di età che possano caratterizzare il giocatore di biliardo sportivo, ma esistono delle caratteristiche organiche (doti di resistenza) e caratteriali peculiari (capacità di mantenere la lucidità anche in condizioni d’affanno), che cercheremo di sviscerare e di protocollare tentando nel contempo di dare qualche consiglio utile per migliorarle, per mantenerle nel tempo e per consentire ai nostri atleti di aggiungere qualcosa in più alla loro capacità di gioco : la condizione fisica più adatta ad esprimersi in forma continuativa ai loro massimi livelli. Quando si dice che non esistono caratteristiche legate all’età dei giocatori che ne possano condizionare il rendimento, si dice già qualcosa che in quasi tutte le discipline sportive corrisponderebbe ad un’eresia. In realtà nel nostro sport, dal momento in cui si raggiunge un’altezza
fisica che consente di accedere agevolmente al tavolo da gioco, e fino alla più
tarda età, si può giocare e partecipare alle competizioni a tutti i livelli. Quello che può variare con il trascorrere dell’età, può essere a volte la "rabbia " agonistica. Un atleta che ha già vinto molto, di solito non è più così feroce ed aggressivo nelle competizioni come lo può essere un giovane emergente che " vuole " vincere. Ma questa è una condizione psicologica, non fisica, per cui sotto questo aspetto ci si possono attendere dei crolli o dei momenti di euforia a qualsiasi età. Dell’aspetto psicologico e dell’approccio al momento agonistico ne parleremo più diffusamente in un prossimo quaderno tecnico, in questo, ci interessa di più esaminare il praticante del Biliardo Sportivo come atleta anche se le due cose, l’aspetto fisico e quello psicologico, sono sicuramente tra di loro correlate e complementari. Se esaminiamo più nel dettaglio le condizioni che un giocatore di biliardo incontra durante una normale gara, verifichiamo che la stessa si divide normalmente in due fasi distinte : la batteria e le finali. Durante la disputa della batteria si possono effettuare 3 incontri o, più raramente 4, ammesso naturalmente di vincere sempre e quindi di passare ai turni successivi. Un incontro dura mediamente dai 30 ai 40 minuti. In totale il tempo d’impegno effettivo utilizzato per terminare una batteria è variabile tra le 2 ore e le 2 ore e mezzo di gioco. Sempre ammettendo di continuare a vincere anche durante la fase finale di una gara che prevede 32 finalisti ( torneo a 256 iscritti, il più classico ), per arrivare a disputare la finalissima occorre superare 4 turni di gioco e disputare la partita decisiva. In totale si riesce a raggiungere un tempo d’impegno reale in questa fase della gara che può durare oltre 3 ore. Vi sono poi i tempi d’attesa, a volte snervanti, che possono prolungarsi per ore, e questo accade in entrambe le fasi della disputa di un torneo. Quel che vi è di certo, è che il Biliardo Sportivo non prevede mai un impegno fisico ad alta o ad altissima intensità, cioè nelle fasi anaerobica alattacida o anaerobica lattacida, ma il lavoro da compiere è definibile di resistenza, che si svolge cioè quasi totalmente in fase aerobica alattacida. Vi sono inoltre delle fortissime componenti di concentrazione e di attenzione, difficilmente riscontrabili in altre discipline sportive, che vanno ad intaccare le riserve energetiche ( gli zuccheri soprattutto ) dell’organismo dei giocatori di biliardo. Questi andrebbero reintegrati immediatamente perché sono l’unico alimento del nostro sistema nervoso ed una carenza di zuccheri nell’organismo di un giocatore di biliardo impegnato in una competizione importante anche sotto l’aspetto della "tenuta" mentale, ne pregiudicherebbe quasi sicuramente le prestazioni. Anche per questo argomento, per capire come fare per ovviare agli eventuali inconvenienti, si rimanda ad un altro quaderno tecnico che tratterà dell’alimentazione durante la gara, nella fase immediatamente precedente la competizione e nella vita di tutti i giorni. Ritornando all’aspetto della prestazione fisica da produrre durante i momenti agonistici, possiamo riassumere in questo modo : il praticante del Biliardo Sportivo effettua un lavoro di resistenza, con sforzi fisici a bassa intensità. Per contro deve stare in piedi e camminare intorno ad un tavolo da gioco per ore. Il problema che vogliamo affrontare in queste note è come allenare queste caratteristiche o come tentare di condizionare l’organismo di questo tipo di atleta affinché risenta il meno possibile della stanchezza. Spesso si sente dire che le partite delle Finali sono le meno belle perché i giocatori sono stanchi. Si può evitare che ciò accada ? Si può allenare un giocatore per fare in modo che arrivi in condizioni di maggiore freschezza atletica alle finali ? La risposta è si e di seguito vedremo come si potrebbe fare. Un atleta ad alto livello dovrebbe trovare il modo di dedicare almeno 6 ore alla settimana alla preparazione fisica suddivise indicativamente in 4 sedute d’allenamento. E’ ovvio che anche un allenamento ridotto di quantità ma che contenga gli elementi che andremo ad indicare, può avere una valenza positiva. Tutti dovrebbero imparare a fare un piccolo training per migliorare le proprie prestazioni fisiche che si tradurrebbero sicuramente in un miglioramento della costanza nella qualità del gioco. Gli elementi da introdurre nell’allenamento, sono certamente da ricercare in quelle esercitazioni che sottopongono l’organismo a dei lavori relativamente impegnativi. Non crediamo che ad un giocatore di biliardo serva avere delle rilevanti prestazioni atletiche anche perché l’esperienza ci insegna che molti grandi campioni sono diventati tali senza sottoporsi ad allenamenti sfibranti o addirittura senza sottoporsi ad alcun allenamento, ma la stessa esperienza ci ricorda di avere sentito molti giocatori dire di essere stanchissimi dopo partite impegnative e di averli visti letteralmente crollare tra una partita e l’altra. Il calo o il tracollo potrebbero essere ascrivibili alla condizione fisica o alla condizione psicologica. Noi cercheremo per ora di ovviare alla prima situazione. Innanzitutto indichiamo quali sono gli elementi componenti la ricerca delle caratteristiche fisiche da perfezionare e quindi cercheremo di fare una programmazione settimanale, mensile, annuale, anche se saranno indicazioni di massima perché il nostro calendario sportivo non prevede periodi di sosta o periodi di massiccia concentrazione agonistica. Al Biliardo Sportivo si gioca tutto l’anno e gli atleti si dovranno adattare alle situazioni che andranno ad incontrare. Un elemento molto importante è il cosiddetto " riscaldamento ". E’ così chiamato perchè consente di aumentare la temperatura interna del corpo, che permette di migliorare alcune condizioni chimiche del nostro organismo come ad esempio gli scambi gassosi e soprattutto consente di portare la viscosità muscolare alle condizioni più adatte per produrre un lavoro. Nel nostro caso, il riscaldamento consentirà di raggiungere quelle condizioni fisiche che saranno sempre più simili, anche in giornate e in condizioni di forma diverse, e quindi più consone a produrre dei meccanismi motori sempre meno condizionati dalla situazione contingente. Il riscaldamento andrebbe fatto sempre, soprattutto prima di iniziare a giocare in una competizione. Quando si gioca a biliardo, piano piano, il nostro organismo si " riscalda " da solo o meglio, si adatta alle condizioni richieste dal giocatore. Il problema è che questo avviene si giocando, ma avviene in forma lenta e prima che le condizioni organiche diventino ideali passano almeno dai 20 ai 30 minuti. Sappiamo tutti come non sia possibile provare i tavoli che per pochi minuti prima di una competizione e questo comporta un inizio di partita in condizioni di " riscaldamento " non ottimali né sotto l’aspetto chimico né sotto l’aspetto muscolare. E dopo i 30 minuti succitati come tempo necessario a trovare le condizioni più adatte, la partita potrebbe essere già finita. Ecco il perché della necessità di darci una preparazione preventiva alla disputa di un incontro. Il riscaldamento, nel nostro caso, può prevedere 3 fasi :
Se si riuscisse a farlo sempre prima di giocare, è probabile che si abbiano dei benefici sia sotto l’aspetto fisico che sotto l’aspetto della regolarità del gioco. Il tutto è molto semplice e pratico ed è sicuramente alla portata di tutti. Consideriamo anche che dopo ogni partita c’è un periodo di attesa. Prima di ricominciare a giocare non è necessario rifare tutto il riscaldamento, è invece opportuno ripetere alcuni esercizi di stretching che più avanti nella dispensa verranno illustrati. Cerchiamo di capire ora perchè il riscaldamento ed anche l’allenamento siano sostanzialmente composti da questi pochi elementi. Si è notato che, anche nelle situazioni di gioco più scabrose ed impegnative, non succede quasi mai che il cuore di un giocatore si metta a pulsare superando di più del doppio il suo ritmo " a riposo ". Normalmente si hanno 70-75 battiti a riposo, durante la competizione difficilmente si superano i 120. Vi sono delle eccezioni che dipendono però da situazioni contingenti di particolare affanno agonistico. In questo caso i battiti cardiaci vanno fuori controllo e possono anche superare le 200 pulsazioni al minuto. E’ chiaro che si deve allenare la situazione più consueta e cioè quella in cui il cuore pulsa tra i 70 ed i 120-130 battiti al minuto. La camminata : Mancando lo stimolo della situazione agonistica, il cuore di un individuo che pulsa a 70 battiti in condizioni di stasi, semplicemente camminando senza forzare l’andatura, si mette a battere a circa 90-95 pulsazioni al minuto. Se si dovesse camminare per un periodo di tempo sufficientemente lungo, subentrerebbe la stanchezza e come reazione si avrebbe, a velocità costante della camminata, un incremento delle pulsazioni. Si arriverebbe a 100 o poco più. Per l’atleta del biliardo è insufficiente ed allora si deve provvedere ad accelerare l’andatura. Dopo una prima fase di riscaldamento di 10-12 minuti, è necessario incrementare l’andatura per costringere il cuore a pompare più velocemente fino a 110-120 battiti. Si può camminare così per 50-60- minuti ed avere già un notevole beneficio sotto l’aspetto atletico che interessa i giocatori di Biliardo Sportivo. Però, come è facile notare, manca il picco d’impegno, quello che và oltre i 120 battiti. Succede raramente ma è una condizione organica che va allenata e che deve diventare consueta per non provocare disagio quando la si incontra. Si possono superare i 120 battiti al minuto con una esercitazione molto semplice : correndo ad andatura moderata. La corsa è alternabile alla camminata; essendo più impegnativa, il consiglio che diamo è di correre per 20-30 minuti. E’ ovvio che queste situazioni d’impegno devono essere raggiunte gradualmente. Camminare per un’ora consecutiva ad andatura sostenuta deve essere una capacità di allenamento raggiunta non prima di 4-5 settimane di addestramento. Allenarsi non significa necessariamente stancarsi fino ad avere dolori muscolari, e questo vale soprattutto nel Biliardo Sportivo dove la freschezza atletica e mentale sono le componenti essenziali per produrre il miglior gioco possibile. Dobbiamo riuscire ad allenarci mantenendo sempre la massima lucidità mentale, perché il nostro sport ce la richiede. Lo sforzo fisico non deve mai, nel nostro caso, prevalere sulla componente mentale. Non si devono mai avere le idee offuscate da un eccessivo carico di lavoro. Lo stesso vale per la corsa : i 30 minuti sono una conquista da ricercare con pazienza e perseveranza. Inizialmente si può correre anche per soli 5 minuti o ci si può fermare ogni tanto a riprendere fiato, Non fa nulla purchè vi sia un obiettivo da raggiungere e lo si voglia veramente cogliere. E’ inutile prodursi dei problemi muscolari che poi influiscono sul nostro atteggiamento corporeo generale e di conseguenza sul gioco. E’ facile dedurre che un appoggio sbagliato sulle gambe perchè si hanno degli acciacchi prodotti da un allenamento troppo sostenuto, possa inficiare qualsiasi tiro. Nei 4 allenamenti settimanali proposti, queste 2 esercitazioni, il camminare ed il correre, possono essere alternate o, a secondo delle condizioni in cui si trova l’atleta, possono essere utilizzate in forma esclusiva. Un giocatore più giovane può scegliere di praticare solo la corsa mentre un giocatore più esperto può adattarsi semplicemente alla camminata. A queste esercitazioni che abbiamo elencate e che sono quelle fondamentali, quelle che dovrebbero diventare abituali per un giocatore di biliardo, se ne possono aggiungere delle altre che per opportunità, per variare gli stimoli ( altrimenti cessa quasi del tutto il potere allenante di una esercitazione ) o per trovare un momento di divertimento anche nel fare la preparazione fisica, possono risultare idonee ad assecondare le nostre necessità. Ad esempio, qualora ci fosse una giornata piovosa ed uscire per strada o per campi a camminare o a correre potrebbe produrre qualche disagio, si può sicuramente ricorrere ad una seduta d’allenamento utilizzando una strumento " da chiuso " : la cyclette. Anche in questo caso, è importante esercitarsi arrivando all’impegno ottimale in maniera progressiva tenendo sotto controllo i battiti cardiaci. In commercio esistono dei cardiofrequenzimetri acquistabili in ogni farmacia che hanno un costo contenuto, che potrebbero essere gli attrezzi più idonei per controllare la nostra preparazione fisica. Un altro elemento allenante che possiamo introdurre nel nostro training, è la pratica di altre discipline sportive più impegnative del Biliardo Sportivo sotto l’aspetto fisico. Uno sport come la pallacanestro dove le coordinazioni muscolari sono sollecitate ai massimi livelli, sarebbe l’ideale da praticare una volta alla settimana anche in alternativa alle nostre specifiche esercitazioni. Sono invece sconsigliabili sport come il tennis o come i lanci in atletica o comunque quegli sport dove si usa prevalentemente un arto perché producono dei paramorfismi utili solo a chi quegli sport li pratica in forma agonistica. Sono sconsigliabili anche tutti quegli sport dove l’uso della forza delle braccia costituisca una componente importante. Si avrebbe si un miglioramento della forza muscolare ma la si dovrebbe poi adattare al gioco del biliardo e potrebbe essere veramente difficile riuscire a farlo in modo totalmente efficente. Al limite, si potrebbe addirittura avere uno scadimento delle prestazioni. Per quanto riguarda lo stretching, occorre anche qui fare delle considerazioni : lo stretching equivale all’allungamento dei muscoli con l’utilizzo delle leve che abbiamo a disposizione, qualche volta anche con l’aiuto di un supporto, ma per fare si che sia efficace al meglio, occorre praticarlo utilizzando degli opportuni accorgimenti. Innanzitutto lo stretching si suddivide in due fasi distinte seppure conseguenti l’una con l’altra : la fase passiva e la fase attiva. Per fase passiva si intende quella non allenante che il nostro corpo è già in grado di compiere. Ad esempio : se ci dovessimo piegare in avanti dalla posizione verticale tenendo le gambe leggermente divaricate, ci accorgeremmo che ad un certo punto il nostro tronco smetterebbe di flettersi in avanti se non con l’intervento della nostra volontà che ci può consentire di forzare la posizione e di fare piegare il nostro busto ancora un poco verso il basso. Questa prima fase, il piegamento in avanti semplice, senza forzature, costituisce la fase passiva. L’incremento della flessione mediante un impulso determinato dalla nostra volontà di accentuare il piegamento verso il basso, è la fase attiva. Quando ci si esercita, per evitare i traumi che una immediata fase attiva potrebbe provocare ( traumi muscolari o repentini cambi di pressione arteriosa ), è bene passare prima attraverso la fase passiva seguendo questo schema :
Per praticare lo stretching si può utilizzare qualsiasi ambiente compresa la propria casa. E’ molto semplice da praticare, è sufficiente imparare una trentina di posizioni fondamentali da attuare, e poi lo si può fare da soli. Esistono esercizi per le braccia, per il tronco e per le gambe. Praticamente ogni articolazione del nostro corpo diventa una possibilità di fare allungamento muscolare. Esercizi che verranno prossimamente pubblicati, come logico
seguito di questa prima parte sulla Preparazione Atletica. |
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