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Biliardo Paralimpico: Aroldo Ruschioni premiato dalla Federazione

Mentre si è in attesa che la disciplina del biliardo sia finalmente inserita nei programmi dei Giochi Olimpici, alle Paralimpiadi di Roma1960 il biliardo già era presente (pare che il tavolo da snooker fu portato direttamente dall’Inghilterra) e ha continuato ad esserlo fino a Seoul1988.

Ne sa qualcosa Aroldo Ruschioni, classe 1932, vincitore di due bronzi nella specialità snooker nelle edizioni dei Giochi Paralimpici di Tel Aviv 1968 e Heidelberg 1972. Ruschioni però non era nuovo al podio paralimpico: a Roma 1960 ci salì per ben tre volte, ma non vincendo nel biliardo, bensì nel doppio di tennis tavolo (oro), nella sciabola a squadre (argento) e nei 50m dorso (bronzo). Un bronzo però l'Italia del tavolo verde lo vinse con Giovanni Ferraris alle spalle di due inglesi, Keaton e Michael Shelton. 
Originario di Macerata, il campione paralimpico rimane infortunato mentre lavora come elettromeccanico tornitore nella ditta del padre: cade in un pozzo mentre con altri operai sta montando le pompe per estrarre l’acqua e si procura una frattura ad una vertebra, la lesione del midollo spinale e da lì purtroppo rimane sulla sedia a rotelle. 
Ma non l’ho capito subito – spiega Ruschioni - cioè sì sapevo che mi ero infortunato, ero a letto, ho aspettato un mese, 40 giorni, che si calcificasse la spina dorsale, le vertebre e le fratture che avevo avuto. Che non potevo più camminare l’ho capito dopo un bel po’, quando il dottore mi ha messo vicino la sedia a ruote e mi ha detto: «Questa è la nuova tua vita». Lì ho cominciato a capire”.
A 27 anni si trasferisce sul litorale romano, a Ostia nel Centro Paraplegici per i mielolesi ed inizia a fare sport: pallacanestro, scherma, tennis tavolo. “Ho cominciato a fare le gare, ho cominciato ad andare all'estero e ho continuato più o meno fino al 1980. Bisognava allenarsi per avere risultati, dovevi impegnarti”.

Ed i risultati sono poi arrivati, come atleta con le cinque medaglie prima, e come simbolo dello sport italiano dopo, quando nel 2006 gli è stato assegnato l’incarico di fare il tedoforo ricevendo la torcia olimpica nell’ultima frazione, la più significativa, dopo i 39 atleti che lo avevano preceduto (uno in rappresentanza di ogni nazione presente ai Giochi) ed accendendo, insieme a Silvia Battaglio, una bambina cieca torinese, il braciere olimpico, il massimo simbolo dello sport a livello mondiale.