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BILIARDO PARALIMPICO: La storia di Andrea Sansò, tenace amante dello sport

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Stecca

Anche Andrea Sansò, classe 1973, ha una storia da raccontare dove lo sport diventa ancora una volta primo attore sul palcoscenico della vita.

Non riuscirei ad immaginare la mia vita senza sport, mancherebbe un pezzo di me, non sarei io – racconta l’atleta di origini siciliane ma residente a Villa Raspa di Spoltore in Abruzzo da più di dieci anni -  sono nato con una malformazione alle gambe poi amputate quando avevo solo 4 anni. Sono un perito informatico ma più di tutto sono un atleta”

Sansò è un tenace amante dello sport che, dopo aver raggiunto alti livelli nel sitting volley, ha deciso di cimentarsi nella pesistica e ricominciare a giocare a biliardo, sport che ha imparato a conoscere all’età di 10 anni.

Ho fatto parte della nazionale italiana di sitting volley, la pallavolo giocata da seduti –spiega Sansò - da qualche anno ho iniziato a praticare sollevamento pesi da panca e nel 2018 ho partecipato alle Finali del Campionato Italiano. Lo sport mi ha insegnato cosa vuol dire porsi un obiettivo e lottare con tutte le forze pur di raggiungerlo”.

Andrea Sansò rappresenta a pieno il binomio tra sport e disabilità che nel nostro Paese è una realtà sempre più consolidata facendosi esempio concreto di come, troppo spesso, i limiti sono solo nella mente di chi se li crea. "Tutto si può fare nella vita, basta avere la forza di volontà di farlo – commenta Sansò - Dopo il sitting volley e la pesistica è arrivato nuovamente il biliardo nella mia vita, una nuova avventura che considero stimolante in quanto racchiude tutta l'essenza dello sport: la tecnica, la concentrazione, il saper soffrire, la vittoria o la sconfitta all'ultimo tiro, il rispetto e il silenzio. Quando gioco a biliardo – continua - mi sento libero, non penso assolutamente alla mia condizione, è come se entrassi in un’altra dimensione”.

Una dimensione sportiva che porta anche a una consapevolezza fisica: “Il biliardo mi ha fatto imparare a dialogare con il mio corpo, ma anche a vivere il silenzio, la concentrazione, il rispetto dell'avversario ed il fair play – prosegue Sansò – Credo fortemente che il biliardo sia uno di quegli sport che ci educa ai valori autentici della vita. Oggi giorno c’è ancora un grosso limite da abbattere, la ‘barriera mentale’, quella sottile linea di demarcazione che non permette a tutti i ragazzi con disabilità di avvicinarsi allo sport senza riserve o paure. Ma il mondo del biliardo sta facendo un ottimo lavoro di integrazione ed inclusione, sta riuscendo ad abbattere quel muro, perché nello sport e nel biliardo si è tutti uguali”.
Che è la direzione intrapresa dalla Federazione al fine di sviluppare e promuovere questo sport collaborando con il Comitato Italiano Paralimpico.

“Sono molto fiero di fare il mio esordio a Saint-Vincent – conclude - per chi come me segue il biliardo da quando era giovanissimo, partecipare a questo evento e soprattutto conoscere i grandi Campioni dei 5 birilli è una grandissima emozione”.