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Coupe d'Europe 5-Pins, la storia di un'impresa

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Le parole degli azzurri dopo la spettacolare affermazione in Belgio

La vittoria è il massimo traguardo nella vita di uno sportivo. Ottenerla dominando però è un qualcosa che va oltre il semplice raggiungimento di un obiettivo.
Una condizione sublime che ha trovato fondamento nell'impresa stabilita dalla Nazionale Italiana all'ultima Coupe d'Europe 5-Pins svoltasi dal 15 al 17 aprile a Herstal, in Belgio.
Il quintetto guidato dal C.T. Stefano Gibertoni e composto da Michelangelo Aniello, Rossano Rossetti, Fioravante Vecchione, Santi Caratozzolo e Stefano Freddi ha saputo dominare in maniera assoluta la concorrenza delle altre Nazionali aggiudicandosi la prestigiosa manifestazione continentale.
Un cammino fatto di sole vittorie sin dalla fase a gironi, fino al trionfo in finale con la Svizzera. Un mix di spettacolo ed emozioni che possiamo rivivere attraverso le parole dei protagonisti.

Il C.T. STEFANO GIBERTONI
"Il successo all'ultima Coupe d'Europe si può tradurre con un solo concetto: la forza del gruppo. Non è mai facile affrontare una competizione del genere, ci sono infatti tante dinamiche che possono risultare decisive. Per questo motivo avere una squadra unita è essenziale. Durante il torneo ho potuto osservare un gruppo di professionisti seri e motivati che hanno condiviso ogni singolo aspetto della spedizione in Belgio. Un'unione sincera, che ha permesso loro di arrivare alla vittoria e di mettere in mostra anche tutti quei princìpi come l'impegno sportivo, lo stile al tavolo e il rispetto dell'avversario che sono alla base di questa disciplina. Tutti sono stati determinanti nella conquista del titolo, anche nelle sfide nelle quali erano semplici spettatori. Il sostegno reciproco e il senso di amicizia non è mai mancato, risultando decisivo contro avversari di assoluto valore come la Germania o la Svizzera. Ringrazio quindi tutti gli atleti per la splendida prova sportiva e caratteriale, e ringrazio la F.I.Bi.S. per il supporto che ci ha dato attraverso il Segretario Generale Felicia Panarese e la Segreteria".

MICHELANGELO ANIELLO
"In carriera ho vinto tanto, ma devo ammettere che quest'ultimo successo ha un sapore davvero particolare. Vincere infatti è bello, ma farlo con lo spirito con il quale lo abbiamo fatto noi è qualcosa di indescrivibile. Sin dall'inizio siamo riusciti a creare una grande armonia e a giocare tutti uniti e compatti verso un unico obiettivo. Non è stato facile, soprattutto perché partivamo con il favore dei pronostici e, come si sa, in condizioni così si ha spesso tutto da perdere. Il livello poi si è alzato molto negli ultimi anni. Squadre come Francia, Svizzera e Germania hanno espresso un ottimo biliardo e non mi stupirei se in futuro riuscissero ad arrivare ancora più in alto. Ovviamente la nostra tradizione e il nostro blasone sono ancora superiori, ma in queste competizioni è assolutamente vietato sedersi sugli allori. Noi fortunatamente non lo abbiamo fatto. Siamo stati bravi a rimanere tutti concentrati e a non sottovalutare nessun avversario. Ho trovato dei compagni di squadra eccezionali che mi hanno valorizzato e fatto sentire importante. Le scelte del C.T. Gibertoni insomma sono state premiate. Ricorderò questo trionfo per sempre come qualcosa di unico".

FIORAVANTE VECCHIONE
"Sin dal momento della partenza ho avvertito un'atmosfera particolare. Ci è bastato uno sguardo per capirci: volevamo tutti la stessa cosa e sapevamo che per raggiungerla era essenziale fare gruppo. Si è creato subito un clima sereno e amichevole grazie anche al C.T. Gibertoni che ci ha supportato dall'inizio alla fine. Siamo stati a stretto contatto per tutta la durata della manifestazione e devo dire che mi sono trovato benissimo. Questo senso di unione e di appartenenza ci ha permesso di superare tutti gli ostacoli e ci ha aiutato a smorzare la tensione durante le partite. Personalmente lo ritengo un grandissimo risultato e una sorta di consacrazione per quanto fatto nell'ultimo periodo. Tornare a casa con una medaglia poi ha per me anche un altro significato. Ho perso mio padre da un paio d'anni e so quanto gli sarebbe piaciuto vedermi vincere. Ora che ci sono riuscito il mio pensiero va a lui. Ancora adesso dentro di me provo sensazioni fortissime e credo che il finale del torneo lo ricorderò per tutta la vita. Durante l'ultimo atto con la Svizzera un mio tiro rimpallato aveva improvvisamente riaperto la partita. Poi fortunatamente sono riuscito a rimediare chiudendo con freddezza. In quel momento tutto era come al rallenty. Mi sono voltato ed ho visto arrivare i miei compagni Ci siamo stretti in un abbraccio sincero e piangevamo tutti. Ricordo di aver incrociato lo sguardo di Santi Caratozzolo, il più giovane del gruppo. Piangeva a dirotto come un bambino. Un'immagine bellissima che porterò sempre dentro di me".

ROSSANO ROSSETTI
"Vincere indossando i colori azzurri è sempre speciale. Mi è già successo in passato e sono fortunato ad aver avuto una nuova occasione. Ringrazio il C.T. Gibertoni per aver creduto in me. Devo ammettere però che questa volta ha un gusto tutto nuovo. Sin dalla prima partita ho visto nei miei compagni una grinta e una determinazione fuori dal normale. C'era in noi la voglia di stupire rimanendo comunque umili. Non ci bastava vincere, volevamo qualcosa in più e alla fine ci siamo riusciti. Ognuno di noi aveva le sue motivazioni che condivideva con i compagni. Stefano Freddi per esempio voleva vincere per fare un regalo al padre malato e devo dire che è stato fonte di ispirazione per tutti. Anche con gli altri è stata la stessa cosa. D'altronde quando giochi in una squadra devi metterti al servizio dei tuoi compagni. Bisogna fidarsi l'uno dell'altro per creare le giuste alchimie. Noi abbiamo messo in pratica tutto questo e i risultati si sono visti. Come ha già raccontato Fioravante, anche io ricorderò con un brivido quell'attimo della finale. E' stato forse il momento più bello ed emozionante di tutta la manifestazione. Poi quello che è venuto dopo è stato puro godimento. Eravamo tutti al settimo cielo e nel viaggio di ritorno abbiamo riso e scherzato come vecchi amici. In noi c'era la piena consapevolezza di tornare con un titolo importante e di aver portato in alto il nome dell'Italia".

STEFANO FREDDI
"E' stata un'esperienza bellissima. C'erano tutti gli elementi per far bene, a partire da un gruppo fantastico e da un C.T. come Gibertoni con il quale abbiamo condiviso tutto. Lo conoscevo prima di questa esperienza ma, così come è stato con gli altri miei compagni, in Belgio si è creato un rapporto ancora più stretto. Sono partito per questa Coupe d'Europa molto carico. Come ho già detto alla vigilia, volevo fare un regalo a mio padre che è molto malato. Fortunatamente ci sono riuscito e quando gli ho portato la medaglia al mio ritorno a casa è stato molto emozionante. Ho messo in campo tutta la grinta che potevo e lo stesso hanno fatto i miei compagni. Siamo riusciti a creare un'alchimia perfetta, sostenendoci l'uno con l'altro. E' stato un cammino vincente ma comunque in salita. Lo spartiacque è stato il match in semifinale con la Germania, una squadra come sempre molto ostica. Superato quell'ostacolo da imbattuti abbiamo capito che potevamo arrivare fino in fondo e scrivere veramente la storia. Abbiamo chiuso portando a casa il titolo e ci siamo riusciti in un modo che gli altri potranno solo eguagliare. Questo rimarrà per sempre nei ricordi di tutti noi, insieme agli straordinari momenti passati insieme. Mi viene da ridere per esempio se penso al viaggio, e mi emoziono ancora se rivivo dentro di me il momento dell'abbraccio fraterno dopo il tiro di chiusura di Fioravante. Siamo cinque atleti molto diversi, ma in quel momento eravamo una cosa sola".

SANTI CARATOZZOLO
"Lo avevo dichiarato prima della partenza: per me era già un grande onore solo far parte di questa spedizione azzurra. Aver vinto il titolo è qualcosa che sconfina nei sogni anche perché non è assolutamente facile imporsi in questo tipo di competizioni. Il livello degli avversari è molto alto ed è sempre un'incognita abituarsi in tempi brevi alla tipologia di biliardi usati. A tutto questo poi va aggiunta la carica emotiva che, per chi come me era all'esordio, a volte può giocare brutti scherzi. Fortunatamente al mio fianco avevo atleti e uomini veri che mi hanno sostenuto in ogni momento. Può sembrare ridondante, ma giocare con campioni come Aniello, Rossetti, Fioravante e Freddi è stato per me un grandissimo onore. Sono stati prima di tutto degli amici e poi dei compagni di Nazionale. Nei quattro giorni trascorsi insieme abbiamo condiviso tutto. A livello umano è stata una cosa bellissima e, per questo sport così individuale, forse anche un po' anomala. Ringrazio il C.T. Gibertoni per avermi reso partecipe di tutto questo e per aver saputo creare un gruppo così coeso. E' stata davvero un'esperienza bellissima e se chiudo gli occhi sento ancora l'emozione provata sul tiro di chiusura di Fioravante o nei momenti sul podio. Non riuscivo a crederci, eravamo abbracciati, sul gradino più alto, a cantare a squarciagola l'inno mentre i giocatori delle altre Nazionali ci applaudivano con rispetto. In quell'istante ho incrociato lo sguardo del C.T. Gibertoni e mi sono commosso. E' stata come una liberazione, una cosa indescrivibile".

Emozioni che rimarranno impresse per sempre nella mente dei nostri atleti e di tutti i tifosi.
Un successo che ha rimarcato anche la grande tradizione biliardistica italiana, come sottolineato dal Presidente della F.I.Bi.S. Andrea Mancino che ha espresso così tutta la sua soddisfazione:

"Abbiamo la fortuna di avere atleti di livello altissimo. Selezionare quelli giusti per ogni manifestazione non è mai semplice. Anche questa volta si è scelto di dare continuità al progetto della Federazione e di convocare quindi atleti che, oltre ad essere preparati dal punto di vista tecnico, potessero essere d'esempio anche per quanto riguarda la sfera comportamentale. Quando si compete in un torneo, e in particolare in manifestazioni internazionali, è importante dare un'immagine vincente e di profonda moralità. Il risultato ottenuto dalla Nazionale Italiana all'ultima Coupe d'Europa non fa altro che confermare tutto questo. I nostri atleti infatti hanno vinto e dimostrato anche un comportamento esemplare. Un connubio che fa bene al biliardo sportivo e che ci fa ben sperare per il futuro".