A una settimana dalla conclusione del Campionato del Mondo individuale di biliardo 5 birilli, è tempo di bilanci. Smaltita l'euforia dei festeggiamenti e rientrata in Italia una spedizione azzurra che dall'Argentina porta con sé un risultato storico, è forse il momento giusto per guardare attentamente quanto accaduto.
E i numeri, più ancora delle emozioni, raccontano la straordinaria prestazione degli atleti italiani.
L'Italia torna infatti sul tetto del mondo in Argentina dopo ben 33 anni. L'ultima volta era accaduto nel 1993, a Bolívar, quando fu Fabio Cavazzana a conquistare il titolo iridato. Da allora, nessun atleta italiano era più riuscito nell'impresa sul territorio argentino.
Fino a oggi.
A Marcos Juárez, nel 2026, il titolo mondiale torna a parlare italiano, grazie ad Antonio La Manna, ma sarebbe riduttivo raccontare questo Mondiale soltanto attraverso il nome del campione del mondo. Perché quello conquistato è stato soprattutto il successo di un movimento.
Partiamo da un dato di fatto inequivocabile: undici atleti italiani, undici qualificati. La prima fotografia della forza della spedizione italiana arriva già dalla fase a gironi: Riccardo Barbini, Matteo Gualemi, Antonio La Manna, Biagio Maceri, Severino Marchioretto, Riccardo Nuovo, Pierpaolo Pepe, Andrea Quarta, Andrea Ragonesi, Natalino Scorza e Fioravante Vecchione hanno superato la fase iniziale, composta da 8 gironi da 8 atleti, conquistando l'accesso ai sedicesimi di finale.
En plein. Ma la vera escalation doveva ancora cominciare.
Dai sedicesimi agli ottavi di finale l'Italia porta 7 atleti: Quarta, Nuovo, Vecchione, La Manna, Maceri, Barbini e Gualemi. Su 16 atleti rimasti in gara, 7 sono italiani, pari al 44% del lotto degli ottavi.
Quasi un atleta su due. Un dato che diventa ancora più significativo osservando ciò che accade nel turno successivo.
Ai quarti di finale il contingente italiano si dimezza soltanto numericamente, ma aumenta il proprio peso percentuale. Sono 4 su 8 gli atleti italiani ancora in corsa: Nuovo, La Manna, Barbini e Gualemi.
Il 50% degli atleti in gara è italiano. A questo punto non si può più parlare semplicemente di una buona spedizione. L'Italia è diventata la nazione dominante del torneo.
Il passaggio dalle otto alle quattro migliori stecche del mondo è quello che consegna definitivamente il torneo alla storia. In semifinale arrivano infatti: Riccardo Nuovo, Antonio La Manna e Matteo Gualemi.
Tre italiani su quattro. Il 75% del tabellone di semifinale è azzurro.
Un dato che fotografa in maniera inequivocabile la profondità e la qualità della scuola italiana del 5 birilli.
L'unica certezza, prima ancora di conoscere il nome del nuovo campione del mondo, era già questa: l'Italia avrebbe avuto almeno un finalista. In realtà, ne avrebbe avuti due. Ed è qui che il Mondiale di Marcos Juárez entra definitivamente nella storia. Riccardo Nuovo e Antonio La Manna si contendono il titolo mondiale. Due italiani su due. Il 100% della finale parla italiano. Una finale tutta azzurra che rappresenta la naturale conclusione di un percorso nel quale l'Italia ha progressivamente aumentato la propria presenza man mano che il livello della competizione si alzava.
Una progressione impressionante. In altre parole, quando il Mondiale è entrato nella fase decisiva, l'Italia non si è limitata a essere presente: ha progressivamente occupato il torneo.
«Quello che abbiamo fatto in Argentina va oltre il risultato di un singolo atleta – afferma il CT Angelo Contrafatto. La vittoria del titolo è sicuramente il momento più importante, ma credo che la vera soddisfazione sia vedere quanti nostri atleti sono riusciti ad arrivare fino in fondo. Quando una Nazionale porta così tanti atleti nelle fasi decisive di un Mondiale significa che alla base c'è una scuola forte, preparata e competitiva”.
C'è inoltre un aspetto che merita di essere sottolineato e che rende questi numeri, se possibile, ancora più significativi: la straordinaria presenza italiana nelle fasi finali è stata in parte penalizzata dagli inevitabili scontri diretti tra atleti azzurri.
«I numeri che abbiamo dimostrato sono stati influenzati negativamente dagli scontri diretti tra italiani – continua Contrafatto. Era inevitabile che si disputassero, perché non tutti sono arrivati tra il primo e il secondo posto dei rispettivi gironi e quindi alcuni incroci tra connazionali erano inevitabili. Questo significa che, andando avanti nel torneo, quando un italiano superava il turno, necessariamente un altro italiano doveva fermarsi».
Una considerazione che aggiunge ulteriore valore alla prestazione azzurra. L'Italia, in qualche modo, è stata costretta a eliminare sé stessa. E nonostante questo, è riuscita a portare sette atleti agli ottavi, quattro ai quarti, tre in semifinale e due in finale.
Per ritrovare un atleta italiano campione del mondo in Argentina bisogna tornare indietro al 1993, quando a Bolívar fu Fabio Cavazzana a conquistare il titolo. Tre decenni nei quali il Mondiale ha continuato a rappresentare il massimo traguardo individuale per ogni atleta di 5 birilli, ma nei quali nessun italiano era più riuscito a riportare il titolo dall'Argentina.
Il 2026 spezza dunque il digiuno, un filo azzurro che, dopo 33 anni, torna a legare due pagine memorabili del biliardo italiano. Ed è qui che si sottolinea il trionfo dell’intero movimento: i numeri citati difficilmente possono essere spiegati soltanto dalla giornata di grazia di un singolo atleta. Raccontano piuttosto la qualità, la e la profondità di un'intera scuola.
E cosa dire del Mondiale Juniores? In Argentina gli atleti italiani della categoria erano soltanto due sui dodici complessivamente in gara. Eppure, anche in questo caso, il risultato è stato semplicemente straordinario: primo e secondo posto. Una finale 100% Made in Italy, con Corrado Falbo ed Emanuel Cucchiara a contendersi il titolo mondiale. Due atleti italiani su dodici al via e, alla fine, entrambi sul podio più importante.
Impossibile immaginare una conclusione migliore.
Se il Mondiale Individuale ha certificato la forza e la profondità del presente, quello Juniores offre una prospettiva ancora più interessante: la scuola italiana del 5 birilli non sembra soltanto capace di vincere oggi, ma ha già costruito le basi per continuare a farlo domani.






